Dai ricercatori dubbi e perplessità che possa decomporsi prematuramente, “infettare” l’ecosistema. Servono ancora studi e test.
La produzione di plastica è raddoppiata negli ultimi 20 anni.
Uno studio recente dell’università di Leeds in Gran Bretagna stima che ogni anno a livello globale circa 400 milioni di tonnellate di plastica finisce disperso nell’ambiente senza essere smaltito in modo corretto.
Dalla ricerca scientifica proviene una nuova speranza per combattere questo fenomeno inquinante: una plastica che si autodegrada grazie a spore batteriche inserite all’interno del polimero che iniziano il processo di degradamento in determinate condizioni. Si potrebbe quasi dire, che sia la plastica a mangiare se stessa e se questo esperimento pubblicato su Nature Communications, potesse essere replicato su larga scala, l’impatto nocivo sull’ambiente sarebbe progressivamente ridotto.
Ma se i vantaggi sono innegabili, ci sono, come è naturale per ogni nuovo prodotto da immettere sul mercato, delle perplessità; i ricercatori, infatti, temono che la plastica possa decomporsi prematuramente in determinate condizioni ambientali o che i batteri responsabili della degradazione possano “infettare” l’ecosistema, una volta diffusi su larga scala all’interno della plastica. Per rispondere servono ancora altri studi e test.
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Fonte: la Repubblica Green & Blue
A cura di: Paolo Travisi
Data: 12 ottobre 2024
