Il mondo produce e usa ogni anno almeno 500 milioni di tonnellate di plastica. Solo una parte si ricicla, il resto inquina terra mare e cielo.
È alle porte il negoziato finale vincolante del Global Plastic Treaty promosso dall’Assemblea generale dell’ONU dal 25 novembre al 1 dicembre in Corea del Sud.
È di questi giorni una nuova scoperta: nel tentativo di ridurre l’inquinamento ambientale e l’accumulo di plastica negli oceani, un team internazionale di ricercatori ha sviluppato un tipo di plastica in grado di decomporsi nell’acqua di mare.
Per approfondire il problema e le soluzioni, piùblu invita alla lettura di questi articoli:
Plastica mondiale, filiera fuori controllo
Inquinamento: Il mondo produce e usa ogni anno almeno 500 milioni di tonnellate di plastica. Solo una parte si ricicla, il resto inquina terra mare e cielo. Un Trattato ci salverà?
Sintesi:
L’inquinamento da plastica è una delle principali sfide ambientali globali, con impatti su ecosistemi, fauna, e salute umana. La plastica, onnipresente nei rifiuti, negli oggetti monouso e nei materiali più duraturi, sta alterando i processi naturali del pianeta. Nonostante il riciclo esista, solo una piccola parte della plastica prodotta viene effettivamente riciclata, mentre il resto finisce in discarica, viene bruciato o disperso nell’ambiente, contribuendo a un’enorme esternalità negativa. Il Global Plastic Treaty, un trattato internazionale che dovrebbe essere vincolante, cerca di affrontare questa crisi, con un negoziato finale previsto dal 25 novembre al 1 dicembre 2024 in Corea del Sud.
A livello globale, la produzione di plastica è in aumento, con il settore che vale 712 miliardi di dollari. Solo l’Europa ha visto una leggera diminuzione della produzione, ma la plastica si sposta verso mercati più competitivi. L’industria della plastica è il primo settore dell’industria petrolchimica, destinando una parte significativa dei combustibili fossili alla sua produzione. La plastica è coinvolta in quasi tutti i settori economici, con il 36% della domanda globale concentrata sugli imballaggi.
L’inquinamento da plastica ha effetti devastanti su tutti i “limiti planetari”, ossia le soglie oltre le quali i sistemi terrestri non possono più garantire condizioni di vita sicure. I rischi derivano da vari fattori, tra cui la perdita di biodiversità, l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento chimico e la sovrabbondanza di plastica. La plastica, inoltre, mina la salute umana, contaminando l’acqua, la catena alimentare e l’aria, e contribuendo a problematiche legate alla malnutrizione.
Malgrado l’industria plastica sia quasi priva di regolamentazioni internazionali, il trattato globale intende stabilire norme vincolanti, comprese misure per limitare la produzione di plastica, eliminare sostanze chimiche dannose, e promuovere un design orientato al riuso. La sfida è enorme, ma una regolamentazione rigorosa è vista come l’unico modo per fermare l’attuale crisi, con il supporto di diverse organizzazioni come il WWF che spingono per azioni concrete a livello mondiale.
A cura di: Marinella Correggia
Data: 21 novembre 2024

La nuova plastica che si decompone nell’acqua di mare
Un team internazionale di ricercatori ha sviluppato un tipo di plastica in grado di decomporsi nell’acqua di mare, nel tentativo di ridurre l’inquinamento ambientale e l’accumulo di plastica negli oceani, si legge nell’edizione di venerdì della rivista accademica statunitense Science.
Il materiale, chiamato plastica “supramolecolare”, ha una resistenza alla trazione simile e può essere lavorato come la plastica a base di petrolio, secondo il team di ricerca che comprende membri dell’istituto nazionale di ricerca scientifica Riken e dell’Università di Tokyo.
La nuova plastica è composta da monomeri utilizzati negli additivi alimentari e da quelli creati nei materiali organici. Mescolando gli agenti in acqua si ottiene una separazione in due strati distinti, uno dei quali può essere disidratato per ottenere la sostanza ecologica, secondo Takuzo Aida, direttore del gruppo del Center for Emergent Matter Science dell’istituto.
L’acqua salata provoca una rapida dissociazione del materiale nei monomeri originari e un’ulteriore disintegrazione a causa dei batteri presenti nell’oceano o nel suolo.
Il materiale, che è anche riciclabile e non infiammabile, dovrebbe essere utilizzato in parti di macchinari di precisione e adesivi architettonici, con ulteriori applicazioni possibili se reso idrorepellente, ha detto il team di ricerca.
Si ritiene che gran parte della plastica utilizzata per gli imballaggi e per altri scopi si stia accumulando negli oceani del mondo, poiché non si disintegra naturalmente dopo essere stata gettata via come spazzatura.
Fonte: kyodonews.it
Data: 21 novembre 2024
