09/05/2024 –
criticità e prospettive del consumo indiscriminato.
I rifiuti di plastica sono onnipresenti nell’ambiente, nel cibo e nell’acqua. Ogni anno se ne producono 353 milioni di tonnellate e 11 milioni entrano nell’oceano mettendo in pericolo la vita degli animali. Un mare di inquinamento, destinato a peggiorare in fretta.
L’invenzione di un polimero sintetico nel 1907 ha rivoluzionato le nostre vite. La plastica è uno dei materiali più versatili mai prodotti. Siamo abituati alla plastica, ne siamo sedotti e sommersi. Ogni giorno veniamo a contatto con un’infinità di prodotti che contengono plastica, dal cellulare alle penne, dalle sigarette alle carte di credito, ai prodotti per la cura e la pulizia, dagli occhiali da sole ai vestiti, bottiglie e imballaggi, e la troviamo persino nel cibo o nell’acqua che ingeriamo.
Da allora, la produzione globale è cresciuta in modo esponenziale, raggiungendo le 460 milioni di tonnellate all’anno nel 2019 ed è destinata a raddoppiare entro il 2040. E, impressionante, è la quantità di rifiuti generati: 353 milioni di tonnellate, di cui 11 milioni di tonnellate entrano nell’oceano ogni anno (entro il 2050 negli oceani ci saranno più rifiuti di plastica che pesci). Solo il 9% viene infatti correttamente riciclato, la metà finisce in discariche, il 22% va direttamente nell’ambiente e il resto viene bruciato.
L’inquinamento da plastica è ormai onnipresente: nei nostri oceani, nel suolo, nell’acqua potabile, nel corpo umano e degli animali e persino nell’aria. Sembrava che l’Europa andasse nella direzione giusta, con il bando di molti prodotti monouso in plastica, tra cui cannucce, piatti, bicchieri, posate. Ma poi il Coronavirus ha invaso il mondo con miliardi di mascherine, salviette e guanti usa e getta e, sull’onda dell’igienismo dilagante, molti prodotti prima facilmente acquistabili sfusi sono ormai imballati e implasticati, dalle zucchine alle melanzane a tutti gli ortaggi e frutta.
Mentre le politiche verdi europee hanno subito una battuta d’arresto, dopo l’avvento del Covid e le recenti guerre in Ucraina e Palestina, c’è sempre più un urgente bisogno di ricerche nel campo dell’auto elettrica e delle batterie ricaricabili per la transizione energetica, delle energie rinnovabili e idrogeno verde, ridurre la produzione di rifiuti e incrementare il riciclo, limitare il consumo di combustibili fossili e mitigare i cambiamenti climatici. Il bisogno di uno sviluppo che sia davvero sostenibile.
Non si vuole demonizzare la plastica, che è necessaria e insostituibile in molti prodotti e attività, ma capirne gli effetti di un consumo indiscriminato, le conseguenze ambientali e per la salute, gli interessi economici, le strategie di riduzione e sostituzione. Tenendo presente che l’inquinamento ha ripercussioni sulla nostra salute e la qualità del cibo che consumiamo.
Plastica: un materiale rivoluzionario
Sebbene la prima plastica aveva origini naturali – era il 1869 e dall’unione di nitrato di cellulosa (nitrocellulosa) e canfora, Parkers inventa la celluloide – la gran parte delle plastiche in circolazione hanno origini di natura fossile, derivano da petrolio e gas. Nel 1907, viene scoperta da L.H. Baekeland la resina fenolica o bachelite (bakelite), prodotto della condensazione tra fenolo (derivato dal benzene) e formaldeide, la prima di una lunga serie di plastiche sintetiche (nylon, pvc, poliestere, cellophane) che diverranno presto indispensabili in ogni campo di attività umana. Attualmente, a livello globale, sette polimeri di base dominano il mercato della plastica: polipropilene (PP), polietilene a bassa densità (LDPE), polivinilcloruro (PVC), polietilene ad alta densità (HDPE), polietilene tereftalato (PET), poliuretano (PUR) e polistirolo (PS).
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https://www.infobuildenergia.it/approfondimenti/mare-di-plastica-rifiuti-consumo/
A cura di: Arch. Emanuele Meloni
FONTE : https://www.infobuildenergia.it/
